’I Rom, una nazione che chiede la cittadinanza europea´
'I Rom, una nazione che chiede la cittadinanza europea'
"L'Olocausto ha ucciso 600 mila nostri fratelli, ma nessuno lo ricorda"
L'appello ai Quindici del presidente dell'Unione internazionale dei gitani, che domani a Roma incontrerà Giuliano Amato
03.11.00 | Corriere della Sera | | ROM
Emil Scuka arriva oggi in Italia e domani avrà a Roma un incontro col presidente del Consiglio Giuliano Amato.
Mentre sta per aprirsi a Nizza il vertice europeo è forse utile la voce di un popolo che è composto di persone che - pur assai consistentemente presenti in altri continenti - sono più europee di altre. Noi Rom siamo i soli che rivendichiamo una rappresentanza per la Nazione che siamo, mentre non rivendichiamo affatto, storicamente e ancor meno oggi, uno Stato.
Né possiamo esser considerati una minoranza, visto che siamo più numerosi delle popolazioni di svariati Stati europei. E ancor meno lo saremmo in una Europa che vedesse compiersi l'ormai antico sogno federalista. Siamo convinti che porre questa domanda, questa rivendicazione, sia nell'interesse diretto di tutti gli Europei, che si sentano "minoritari" o "maggioritari".
Strana, come rivendicazione nazionale; e per nulla pericolosa. Non è infatti difficile rendersi conto che quel che ha provocato - e continua a provocare - disastri e massacri è precisamente la volontà di sovrapporre il concetto di Nazione e quello di Stato, e non la mera consapevolezza di essere parte di una Nazione, di una tradizione, di parlare una lingua comune, di condividere origini e tragedie comuni (come l'Olocausto dimenticato e del tutto celato e rimosso di 600 mila di noi).
Gli infiniti massacri europei sono puntualmente derivati - nel passato come recentissimamente nei Balcani - dalla volontà di far coincidere nazionalità e cittadinanza, Stato e Nazione.
Noi siamo una Nazione, e non vogliamo uno Stato. Non vi è una pertinenza, una attualità in questa storia e in questa volontà, rispetto alle sfide dell'Europa e del mondo di oggi? Oggi sia l'Europa che l'intero sistema dell'Onu si chiedono se le forme attuali del loro assetto istituzionale siano in grado di assicurare agli individui la legalità. Il limite delle istituzioni internazionali è che sono fondate su Stati invece che sul rule of law , lo stato di diritto per gli individui. Perché escludere che la cittadinanza europea possa esistere in quanto tale ed essere attribuita direttamente a chi, i Rom cittadini di Paesi Ue, si sente "solo europeo"? Per i Rom d'Europa la sola cittadinanza davvero adeguata è quella europea.
L'obiezione per cui questo potrebbe essere utilizzato da altri come pretesto per rivendicazioni separatiste e nazionaliste è rispettabile. Ma è incongrua per gente come noi, cui storicamente e attualmente non appartiene la volontà (peraltro ormai inattuale) di identificare popolo e territorio, Nazione e Stato.
Non facciamo che ascoltare impegni a riformare e adeguare le istituzioni esistenti. Noi vogliamo vivere da europei, come gli altri e con gli altri; cittadini a prescindere dalla nazionalità, dalla religione che si professa, dalla lingua che si parla... Europei, cittadini europei di nazionalità Rom. Rivendichiamo intanto una cittadinanza europea per noi, per gente discriminata e spesso perseguitata, marginalizzata; che non ha affatto bisogno solo di questo, ma anche di collaborazione e intelligenze, possibilità di aprire altre scuole rom, e una Università, e nuova consapevolezza e fiducia: è soltanto interesse dei Rom?
I Rom intendono essere cittadini europei. I Rom vogliono aiutare le nuove forme del vivere associati, le nuove norme, le nuove istituzioni dell'Europa politica fondata sul diritto. Nuove, perché è nuova la società. Una Nazione transnazionale ha bisogno di uno stato di diritto transnazionale; ma siamo davvero i soli ad avere bisogno di questo? Riuscire a dare, insieme, una risposta alla nostra "sfida", al nostro "sogno" è urgente per tutti.
*Presidente dell'Unione Internazionale Rom




