mortal hivern en flames 2011-12

Al parecer un tibetano ha muerto y otros 30 han resultado heridos después de que fuerzas del orden chinas abrieran fuego ayer contra una manifestación en el municipio de Draggo, provincia de Sichuan (sudoeste de China), según informa Free Tibet, un grupo con sede en Londres que defiende la autodeterminación de Tíbet. Son los incidentes más graves desde los disturbios del 2008. Los manifestantes protestaban contra la detención de algunos tibetanos por distribuir panfletos para reclamar la libertad de Tíbet y amenazar con más inmolaciones. 24-I-12, I. Ambrós, lavanguardia

Otromanifestante tibetano, el tercero en lo que va de semana, murió el jueves por tiros de la policía china en la provincia de Sichuan, fronteriza con Tíbet, donde tienen lugar los peores disturbios desde el 2008. La policía abrió fuego contra la protesta tibetana cuando la muchedumbre intentaba impedir la detención de otro joven sospechoso de distribuir panfletos que reivindicaban un Tíbet libre y el retorno del Dalái Lama, exiliado en India.

28-I-12, reuters, lavanguardia 

Altri tre monaci si sono dati fuoco nella provincia sud occidentale cinese del Sichuan per protestare contro il dominio cinese in Tibet. Secondo quanto riferisce “Radio Free Asia”, un monaco è morto e gli altri due versano in condizioni molto gravi. La protesta è avvenuta a Phuwu, nei pressi della cittadina di Serthar.
I tre monaci hanno urlato slogan "Per la libertà del Tibet e il ritorno del Dalai Lama", riporta la radio, che sottolinea come sia difficile ottenere informazioni a riguardo, dal momento che sono state interrotte le linee di comunicazione con lŽarea. Dal febbraio del 2009 sono almeno 20 i monaci che hanno scelto lŽimmolazione come forma estrema di protesta nelle regioni tibetane della Cina.
Morti che, insieme agli altri che si sono dati fuoco, vanno ad aggiungersi al primo tibetano immolatosi nel 2009 e ai tibetani ammazzati durante gli scontri con la polizia. Gli ultimi di questi morti, avvenuti durante le manifestazioni, sono sette residenti ancora di Serthar. Qui il 18 gennaio scorso una manifestazione di cittadini che chiedeva la libertà del Tibet è stata dispersa dalla polizia con l’utilizzo di bastoni.

A questa sono succedute altre manifestazioni il 22, 23 E 24 gennaio, nel corso delle quali la polizia ha aperto il fuoco contro la folla e provocando sette morti, secondo quanto riferiscono fonti di organizzazioni che si battono per la libertà del Tibet e i diritti civili in Cina. Da allora l’area è completamente tagliata fuori, la polizia la circonda e impedisce qualsiasi collegamento o contatto con l’esterno. Non funzionano neanche le linee telefoniche. Alcuni giornalisti stranieri che cercavano di entrare a Serthar sono stati arrestati e rispediti indietro dalle autorità cinesi. Nelle foto che hanno cominciato a circolare oggi delle manifestazioni e degli scontri, si vedono gli agenti picchiare inermi manifestanti, anche donne e anziani.

Altre manifestazioni, sempre negli stessi giorni di gennaio, hanno avuto luogo a Draggo (Luhuo in cinese) e a Dzamthang (Rangtang in cinese), in uno dei movimenti di rivolta più importanti da quello che precedette le Olimpiadi di Pechino del 2008.
Tra le 19 immolazioni dal marzo dellŽanno scorso, che hanno visto compiere il gesto estremo sia a laici che a monaci (tra i quali uno molto venerato) e a una monaca, sarebbero 13 le morti accertate, mentre degli altri non si hanno notizie, in quanto la polizia li nasconde in luoghi segreti.

Nonostante le non molte pressioni internazionali che chiedono maggiore libertà in Tibet, il governo cinese continua a criticare l’atteggiamento di quelli stranieri, chiedendo di non interferire in faccende interne alla Cina, e indicando nella Žcricca del Dalai LamaŽ i colpevoli che fomenterebbero la rivolta nellŽarea.

06-02-2012, notizieradicali