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"io, Emma e quella nostra ossessione ", Roberto Saviano

Resultat d'imatges de bonino savianoCon la Bonino ci battiamo contro un’Europa che ha sacrificato i diritti e 
che preferisce alle persone il denaro

Mi sono chiesto perché Emma Bonino mi abbia invitato a partecipare al dibattito sugli Stati Uniti d’Europa tenutosi lo scorso fine settimana a Roma. Oltre al rapporto di stima che mi lega a lei, credo c’entri il mio essere un convinto europeista e allo stesso tempo un meridionalista. Un meridionalista europeista. Ho in altissima considerazione il ruolo dell’Europa e allo stesso tempo in altissima considerazione le istanze territoriali, quelle che non tolgono unità, che non la mettono in discussione ma che anzi mettono in guardia su derive antidemocratiche che l’Europa non può consentirsi e che pure, invece, si consente e che hanno origine proprio da istanze locali.

E credo anche che Emma Bonino mi abbia coinvolto perché studio, con una certa ossessione - “ossessione” non è una parola che utilizzo a caso - le dinamiche criminali, dove per dinamiche criminali non intendo solo il segmento armato, quello violento delle organizzazioni criminali, ma il segmento economico. E questa Europa che blocca il flusso di corpi, soprattutto per motivi legati a opportunismo elettorale, e che invece accoglie i flussi di denaro, i capitali anche di provenienza criminale è una Europa tutt’altro che solidale, è un’Europa che alle persone preferisce il denaro. Ma non è solo questione di solidarietà: l’Europa ha sacrificato il rispetto dei diritti umani sull’altare di spinte locali che rincorrono percorsi politici personali. Quindi ancora una volta le istanze di una parte che hanno effetti sul tutto. Da qui l’importanza di parlare da meridionalista di Europa.

Quando Bonino dice che il 93 per cento della popolazione europea è composta da autoctoni e il 7 per cento da migranti sta dando delle cifre che non corrispondono alla percezione che si ha del fenomeno migratorio. Ci sta dicendo che non siamo invasi, ma non ci sta dando una buona notizia perché se ci sentiamo invasi è perché il nostro fallimento è tangibile in termini di mancanza di integrazione, e quando la politica utilizza numeri esigui per spaventare l’elettorato, in qualche modo chiude il cerchio. Secondo i dati forniti dall’Unhcr tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2016 sono sbarcate in Europa 361.678 persone, di cui 181.405 in Italia. Secondo il Dossier Statistico Immigrazione 2017 elaborato dal Centro studi e ricerche Idos, sarebbero oltre 250 mila gli italiani che ogni anno lasciano l’Italia; e, dal momento che qui non si combatte alcuna guerra, credo di poter dire che si tratta di “migranti economici”, quelli a cui, quando viceversa arrivano in Italia, molti politici nostrani vorrebbero chiudere le porte. I migranti arrivati in Italia nel 2016 sono 181.405. Se ancora i numeri hanno valore, assistiamo a un progressivo spopolamento dell’Italia e a un parziale ripopolamento grazie a flussi migratori.

Sto per fare un ragionamento contro intuitivo: chi vi dice che per salvaguardare l’italianità dobbiamo proteggerci da chi arriva mente, dice balle. Se falliamo nell’accogliere chi in Italia oggi arriva, se non regolarizziamo chi in Italia è nato, studia e vive, il nostro Paese è destinato a contare sempre meno, è destinato a morire e con lui quell’italianità che si vorrebbe oggi difendere sottraendo diritti.

Nel 1949 Curzio Malaparte nella Pelle ha scritto «Che cosa sperate di trovare a Londra, a Parigi, a Vienna? Vi troverete Napoli. È il destino dell’Europa di diventare Napoli», dove Napoli sta per un luogo difficilissimo da governare, un luogo in cui le organizzazioni criminali sottraggono diritti e mettono le istituzioni democratiche in pericolo.

E allora penso all’Italia e al contributo che in questi mesi, anzi che in questi anni ha dato all’Europa. Penso al trattato Berlusconi-Gheddafi che ha aperto le porte all’accordo tra l’Unione europea e la Turchia sui migranti, che a sua volta si è portato dietro il nuovo accordo Italia-Libia: dobbiamo avere il coraggio di ammettere che abbiamo sacrificato i diritti umani sull’altare del calcolo elettorale, tutto qui. Ebbene, questa Italia, in questa Europa, deve cambiare rotta, radicalmente e deve farlo ora. L’Italia, sullo scacchiere europeo in questo specifico segmento, occupa una posizione preminente. È la propaggine europea in Africa, è avamposto africano in Europa: l’Italia fa la differenza e le sue politiche condizionano quelle del resto del continente. Di questo dobbiamo essere consapevoli.

06 novembre 2017, http://espresso.repubblica.it/opinioni/l-antitaliano/2017/11/02/news/io-emma-e-quella-nostra-ossessione-1.313205?ref=fbpe