"Valeva la pena di conoscerli. Marco Pannella", Giuseppe Loteta

Correva l´anno 1950, Anno Santo, e Roma brulicava di preti, di monaci, di suore, di pellegrini e di turisti, mentre il sindaco Rebecchini gioiva di quest´apporto indiretto, ma di certo non trascurabile, alle fortune della Democrazia cristiana. Incurante di tanto trambusto, un ragazzo di vent´anni, magro, alto, dalla parola facile e dal sorriso accattivante, pensava a tutt´altro. Entrava e usciva, come fosse casa sua, dalle stanze riservate del partito liberale, in via Frattina, e da quelle, ancora più esclusive, dove Mario Pannunzio da un anno fabbricava Il Mondo e dove avrebbe stretto un sodalizio duraturo con Ernesto Rossi. Quel ragazzo era Marco Pannella.
 
E´ in quel 1950 che lo conosco, lui al terzo anno di giurisprudenza a Roma, io al secondo anno della stessa facoltà a Messina. Ma non sono gli studi giuridici ad unirci, è l´Unione goliardica italiana, l´Ugi, l´associazione universitaria laica e libertaria, senza preclusioni e dogmatismi, che si proponeva come modello politico all´intero paese. Un giorno a Washington chiesero a Gino Giugni se in Italia esisteva o fosse esistita una grande scuola politica. Giugni, che dell´esperienza goliardica era figlio, rispose senza esitazioni. "l´Ugi". Aveva ragione. L´ Ugi fu proprio una grande scuola che in quel tempo assorbiva quasi per intero l´impegno di Marco. E quello di Franco Roccella, di Sergio Stanzani, di Stefano Rodotà, di Gino Giugni, di Gianfranco Spadaccia, di Paolo Ungari, di Lino Jannuzzi, di Gianpiero Orsello, di Dodo Battaglia e di tanti altri giovani i cui nomi avremmo sentito spesso negli anni a venire.
 
Lo rivedo qualche mese dopo a Viareggio, nel 1951. C´è un congresso dell´Unuri (Unione nazionale universitaria rappresentativa italiana), l´organismo di tipo parlamentare che esprimeva una giunta di governo e che raggruppava, in proporzione ai voti ricevuti nelle elezioni locali, le associazioni universitarie, a cominciare dall´Ugi. Marco fu uno dei protagonisti di quel congresso. Ma quando, appena arrivato da Messina, mi affacciai al portone del teatro che ci ospitava, del protagonista non aveva molto. Stava litigando con un ragazzo del Fuan (l´associazione filofascista) e i due si rotolavano per terra avvinghiati in un corpo a corpo che i pacieri, subito accorsi, faticarono a districare. La non violenza sarebbe arrivata dopo. In quel momento predominavano l´irruenza e l´entusiasmo di un ragazzo che non aveva ancora compiuto ventun’anni.
 
L´Ugi di quel tempo era guardata con interesse dai più avveduti dirigenti dei partiti laici. Ugo La Malfa era un frequentatore assiduo dei congressi goliardici e i comunisti più eterodossi, come Umberto Terracini e Fausto Gullo, non si dimostravano insensibili alle novità che l´Ugi proponeva al mondo politico italiano. Non lo era neanche Togliatti, anche se in modo più riservato. Durante un colloquio al Bottegone Marco gli parlò dell´Ugi. "Sa, onorevole", gli disse, "noi siamo forse gli ultimi illuministi". E si sentì rispondere: "Non si preoccupi. E´ un peccato veniale". Ma fu lo stesso Togliatti a volere qualche tempo dopo che il Cudi, l´organizzazione degli universitari comunisti, si sciogliesse e confluisse nell´Ugi, contro il parere dei giovani Enrico e Giovanni Berlinguer.
 
Passano pochi anni ed è la scissione liberale. Dal partito di Malagodi si stacca la sinistra di Bruno Villabruna, di Mario Paggi, di Nicolò Carandini, di Leone Cattani, di Francesco Libonati. E nel 1955 nasce il partito radicale, dove all´anima liberale, che comprende anche il direttore de Il Mondo, Mario Pannunzio, si aggiunge l´anima azionista di Leo Valiani, di Ernesto Rossi, di Leopoldo Piccardi, di Guido Calogero. C´è anche una terza componente, vivace e battagliera, che si colloca subito alla sinistra del nuovo partito. E´ la componente dei giovani che provengono dall´Ugi, guidata da Marco Pannella.
 
Ma il partito radicale nella sua configurazione iniziale entra rapidamente in una crisi mortale. Nel 1958 si presenta alle elezioni politiche insieme con il partito repubblicano. Ed è un disastro. Nel 1959 Pannella propone, con un articolo su Il Paese, un´alleanza delle sinistre, che comprenda anche il Pci, su obiettivi riformatori e democratici. Ma non se ne fa nulla, tranne qualche bella e affollata riunione di eretici della sinistra. Così, Pannella si rompe le scatole e se ne va a Parigi, dove si ferma per qualche anno. Fa il giornalista, invia le sue corrispondenze a Il Giorno e all´ A.E.P., un´agenzia di stampa che si occupava dell´appena nato mercato comune europeo. Lo trovo lì nel 1962. Mi parla a lungo della resistenza algerina contro l´occupazione coloniale francese e mi fa conoscere un grande cantautore, George Brassens, di cui conservo ancora un disco comprato in quell´occasione. Ma nel 1963, quando il vecchio partito radicale si sfascia, i "goliardi" di Pannella e di Roccella non disertano e tentano il rilancio di ciò che resta. Sono soli, pochi e isolati. Ma sanno quello che vogliono (sono le antiche idee dell´Ugi, attualizzate) e hanno la solidarietà di uomini del calibro di Ernesto Rossi, di Elio Vittorini e di Pier Paolo Pasolini. Ora il partito radicale sono loro. E si danno da fare. Prima nella sede di via XXIV maggio, dalle grandi stanze dove ex giovani in giacca e cravatta convivono con "figli dei fiori" in jeans e magliette dai colori impossibili. Poi nella sede attuale di via di Torre argentina. Il vecchio simbolo dell´Italia con il berretto frigio della rivoluzione francese lascia il posto alla rosa nel pugno del socialismo europeo. Poi cambierà ancora. E intanto nasce la prima agenzia di stampa, Notizie radicali, seguita da Agenzia radicale, e poi anche un giornale di vita breve, Liberazione.
 
In via di Torre Argentina si combattono le grandi battaglie per le libertà civili del paese. Prima è il divorzio. Con Marco promuovono l´iniziativa divorzista il radicale Mauro Mellini, il socialista Loris Fortuna e il liberale Antonio Baslini. Sembra all´inizio una battaglia impossibile. L´Italia è in maggioranza democristiana, I comunisti, imbevuti della lezione togliattiana, non vogliono porre in discussione la "pace religiosa" degli italiani, ricreare antichi "steccati" tra clericali e anticlericali. Ma Marco è tenace e persuasivo. Sa come condurre una battaglia politica e alla fine la spunta. Il divorzio è legge dello Stato. Ma Fanfani non ci sta. Ed è il referendum, stravinto dai divorzisti. Sul palco eretto in piazza del popolo, due giorni prima del voto, sono insieme Longo, Nenni, Parri, Saragat, La Malfa, Malagodi. E´ la "maggioranza divorzista", la nuova formulazione di un vecchio sogno di Marco, la maggioranza laica. Ma, a parte il divorzio, resta un sogno, intraducibile in termini politici. A festeggiare la vittoria, in una piazza Navona da grandi occasioni, è lui, l´istrione, il profeta, il rompiscatole italiano. Tiene inchiodata la gente per ore. Io vengo dalla redazione de Il Messaggero, ho in tasca una notizia fresca d´agenzia, gliela porgo. E Marco legge dal palco il primo commento di Nenni: "Hanno voluto contarsi e hanno perduto...".
 
Dopo, le altre battaglie civili. Non ce n´è una che non sia stata anticipata e condotta fino in fondo da Marco e dai radicali. L´aborto, anzitutto, ma anche l´obiezione di coscienza, l´emancipazione della donna, l´ecologia, l´abolizione del reato di plagio, l´antiproibizionismo in tema di droga, la libera applicazione delle ricerche scientifiche. Quelle più politiche, sulla giustizia, contro la partitocrazia, per un sistema elettorale uninominale secco, all´americana, per l´abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. E quelle internazionali, quando il partito radicale assume una veste "transnazionale e transpartitica": la lotta alla fame nel mondo, l´abolizione della pena di morte, il tribunale internazionale per i crimini contro l´umanità. Il tutto condito da raffiche di referendum. La moratoria per la pena di morte, votata dall’Onu, é uno dei suoi miracoli.
 
Ma, proprio per il suo modo di far politica, Marco non è mai stato amato dal mondo politico ufficiale. I comunisti hanno sempre odiato la sua diversità, così lontana dai canoni classici del militante del Pci, poi del Pds, poi di Ds. Una volta il portiere di Botteghe oscure lo prese a schiaffi e di schiaffi meno materiali altri comunisti gliene hanno dati parecchi, impedendo sempre che il vento libertario dei radicali investisse e coinvolgesse la sinistra italiana. Nè va meglio al centro e a destra dello schieramento politico. In altri tempi, soltanto una parte dei socialisti aveva più di un punto di contatto con i radicali. Ma tutto era reso più complicato dal rapporto diffidenza-amore che Craxi intratteneva con Pannella. La verità è che Marco è un fenomeno incatalogabile nelle categorie della politica italiana. E´ uno di quei bagliori che attraversano a volte la storia di una nazione e che, forse, la illumineranno negli anni a venire.
 
All´interno del partito radicale è stata spesso evocata per Pannella, a ragione o a torto, la figura del padre-padrone e ciò ha provocato inevitabilmente grandi amori e grandi abbandoni.  Lui minimizza. Sostiene che il suo partito sia un pò come un autobus. Chi vuol fare un tratto di strada  con i radicali paga il biglietto e sale. Quando non ne condivide più le iniziative politiche, scende. Ma in molti sono scesi, alcuni tranquillamente, altri attraverso dolorose rotture personali. Franco Roccella, Mauro Mellini, Franco De Cataldo, Massimo Teodori, Gepi Rippa, Gaetano Quagliarello, Adelaide Aglietta, Marco Taradash, Peppino Calderisi, Rosa Filippini, Giovanni Negri, Francesco Rutelli e Paolo Vigevano sono scesi. Gianfranco Spadaccia va via quando sente odore di accordi con Berlusconi, ma rientra, per restare, quando si costituisce la Rosa nel pugno. Del gruppo dirigente dell´Ugi è rimasto con Marco solo Sergio Stanzani. Altri vecchi militanti rimasti, Angiolo Bandinelli, Lorenzo Strik Lievers e, di poco più giovani, Roberto Cicciomessere ed Emma Bonino che è meritatamente diventata il numero 2 del partito. Subentrano Daniele Capezzone (che poi va in cerca di altri lidi),  Benedetto Della Vedova, Marco Cappato, Rita Bernardini e tanti altri. ...
 
15-I-10, notizieradicali