6/7-XII, Brusel.les, radicals i liberaldem˛crates: ┤Europe of Fatherlands or European Motherland?┤

A Bruxelles radicali e liberaldemocratici lanciano un grande Satyagraha per la pace in Medio Oriente

• da Europa del 5 dicembre 2007, pag. 6

di Stefano Baldolini

«Europe of Fatherlands or European Motherland?». Una madrepatria europea o un'Europa di singole madrepatrie? Con questo interrogativo si aprirà domani all'europarlamento di Bruxelles la tre giorni or­ganizzata da liberaldemocratici e partito radicale tran­snazionale per «rilanciare il processo federalista, demo­cratico e pacifico» del vecchio continente. Con l'obiettivo di esportare il "modello Europa" nelle aree segnate da conflitti e violazioni dei diritti umani e lanciare un primo grande Satyagraha mondiale per la pace, l'iniziativa «di ispirazione gandhiana e nonviolenta» che nelle intenzio­ni dei promotori dovrebbe culminare durante i giochi olimpici di Pechino dell'agosto 2006. «Il primo Satyagraha mondiale per la pace» ha l'obiet­tivo «di riformare le caratteristiche strutturali delle poli­tiche che si scontrano in Medio Oriente, e a partire da lì, nel mondo», si legge nell'appello manifesto firmato tra gli altri da importanti premi Nobel come la senatrice Rita Levi Montalcini o Betty Williams, icone del pop come Peter Gabriel, o intellettuali come lo scrittore israe­liano David Grossman e il fotografo Oliviero Toscani. «Il carattere nazionale e sostanzialmente nazionali­sta, - continua il manifesto - la blindatura ideologica di tutti gli stati mediorientali incluso quello democratico dello stato di Israele, è un pericolo manifesta­mente gravissimo, letale per Israele stessa e per l'intera area medio orientale». Di qui la necessità di «superare la sovranità nazionale assoluta come causa di guerre e ipoteca contro lo sviluppo civile e democratico». Superamen­to che «è alla base del processo federalista europeo», nel quale sono oggi coinvolti venti­cinque stati democratici, una comunità di mezzo miliardo di persone. In Medio Oriente «questo non accade, è anzi spesso tradito, ignorato. In tal modo si realizza l'aberrazione di consolidare anziché rimuovere gli ostacoli al ricono­scimento e all'esercizio dei diritti umani fondamenta­li». Il manifesto, che ha come precedente quello firmato nel 1981 contro la fame nel mondo da 120 Nobel, non usa mezzi termini. «È un vero scandalo intellettuale e antropologico che Ue e Israele, con la convergenza di Stati Uniti, non abbiano di già corretto questa situazione patologica: che la sola democrazia consolidata di un territorio, del quale occupa lo 0,2 per cento, si illuda e quindi scelga lo strumento della sovranità na­zionale assoluta, sia portata a una logica di so­pravvivenza necessariamente armata, militare, di perenne stato di eccezione». 

Ma non parleranno soltanto di Medio Orien­te, i partecipanti della tre giorni di Bruxelles, tra i quali figurano il vicepresidente della commis­sione Franco Frattini, il presidente dei libdem a Strasburgo Graham Watson, il ministro per le politiche comunitarie Emma Bonino. Si discuterà anche di Tibet, Vietnam, Cambogia, Thailandia, Birmania. Delle zone più calde dell'Asia. Il continente che vide all'opera le prime forme di Sat­yagraha, una su tutte la lotta nonviolenta praticata da Gandhi nella storica "marcia del sale" del 1930 contro l'imposta messa dall'impero britannico che finiva per colpire duramente i cittadini indiani più poveri.

notizieradicali, 5-XII-07.